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Musica

Festival au Désert: Tartit & Tamikrest alla spiaggia sull’Arno

Venerdì 12 luglio si conclude la X edizione del FESTIVAL AU DÉSERT di Firenze, progetto musicale di Fondazione Fabbrica Europa.

La serata, alla Spiaggia sull’Arno di piazza Poggi, si apre alle ore 19.30 con l’incontro che vede protagonista la tuareg FADIMATA WALET OUMAR, madrina del Festival, figura carismatica e ambasciatrice delle problematiche delle donne nomadi Tuareg all’ONU, che in questi anni ha lavorato per trovare risorse contro la povertà e la diaspora del suo popolo.

Alle ore 20.30, il maestro marocchino gnawa MAJID BEKKAS, multi-strumentista e compositore che vanta prestigiose collaborazioni internazionali, in una produzione inedita con il potente e trascinante batterista afroamericano HAMID DRAKE e il sardo GAVINO MURGIA che fonde il suono di sax, flauti e Duduk, al canto a Tenore, le Launeddas e la musica afroamericana.

A seguire, ore 21.30, Fadimata Walet Oumar, conosciuta anche come “Disco”, insieme al suo gruppo al femminile TARTIT porterà le atmosfere del deserto fatte di nenie e ritmi ipnotici.

Dal Mali, seppur la band riunisce musicisti di provenienze diverse, alle ore 22.30 uno dei gruppi più rappresentativi del blues del deserto, i TAMIKREST, nome che in lingua tamasheq significa “congiunzione”, “connessione”, “coalizione”. La loro musica fonde le tradizioni musicali del loro popolo con il rock e il blues, accompagnando le linee melodiche con i caratteristici youyou vocali delle coriste e con testi cantati in lingua tamasheq.

Multi-strumentista e compositore, da sempre Majid Bekkas trascende i mondi musicali: in passato, è stato accanto ad Archie Shepp, Louis Sclavis, Benat Achiary e Joachim Kühn, solo per citare alcuni dei musicisti con cui ha collaborato. Negli anni ‘70 si avvicina alla cultura e alla musica gnawa con il maestro Ba Houmane e nel 1979 debutta alla chitarra. Nel decennio successivo fonda il suo primo gruppo, Youbadi, in cui è chitarrista, tastierista e cantante. Nel 1990 crea il trio Gnaoua Blues Band, all’interno del quale, oltre a cantare, suona l’oud e il guembri. Nel ‘96 a Rabat incontra il clarinettista francese Louis Sclavis e da quel momento si moltiplicano le sue collaborazioni sulla scena jazzistica internazionale.

Hamid Drake, brillante, sensibile, ritmico, spirituale e potente batterista afroamericano. Nato in Louisiana nel ‘55, si è immerso fin da adolescente nell’ascolto di R&B e funk. Giovanissimo, ha suonato in band rock e R&B attirando l’attenzione di Fred Anderson con il quale, dal ‘74, inizia a collaborare. È lo stesso Anderson che lo introduce presso Douglas Ewart, Gerge Lewis e gli altri componenti dell’AACM (Chicago’s Association for the Advancement of Creative Musicians). Le sue influenze musicali più significative risalgono a quel periodo, ovvero a Ed Blackwell, Adam Rudolph, Philly Joe Jones, Max Roach, Jo Jones. Altro incontro fortunato è con Don Cherry da cui nascerà un’avventura musicale duratura. Dopo aver conosciuto Don Cherry, Hamid ha viaggiato molto al suo seguito in Europa, occasione per dedicarsi all’esplorazione dell’infinito universo percussivo, condividendo profondamente con Cherry il significato della spiritualità applicata alla musica e delle sue infinite possibilità di trasformazione ed evoluzione.

 

Gavino Murgia inizia a suonare a 12 anni il sax alto. Grazie alla ricca discoteca del padre cresce ascoltando jazz e musica classica. A 15 anni inizia a suonare con vari gruppi pop e funky e a collaborare con alcune compagnie teatrali in Sardegna, frequenta i seminari di Paolo Fresu a Nuoro e da lì a poco va a Siena per far parte dell’Orchestra Giovanile Italiana di Jazz come primo sax tenore. Questa immersione nel mondo del Jazz gli consente di accrescere la propria esperienza e di conoscere musicisti con i quali compie esperienze musicali in varie formazioni. La Sardegna con le sue profonde radici musicali è costantemente presente nel suo percorso sonoro. Il canto a Tenore nel ruolo di Bassu, praticato già in adolescenza e lo studio tradizionale delle Launeddas, si fondono nel tempo con la musica afroamericana trovando un percorso inedito e originale. Al sax Soprano e Tenore affianca anche il sax Baritono, Flauti e Duduk.

 

Tartit, che si traduce come “unione”, è il nome di questo gruppo della regione di Timbuktu (Mali) che perpetua la tradizione musicale dei nomadi Tamasheq. Guidata dalla carismatica cantante e ambasciatrice delle problematiche delle donne nomadi Tuareg all’ONU Fadimata Walet Oumar, conosciuta come “Disco”, la band è composta da quattro donne cantanti che accompagnano la loro voce con ritmi percussivi ciclici. Musica ipnotica che diffonde un messaggio di pace e, mentre trasporta l’ascoltatore nelle distese del Sahara, parla della complessità di una cultura sotto attacco. Tartit nasce nel 1995 nei campi profughi mauritani e burkinabé, dove, a seguito di una delle rivolte Tuareg, i futuri membri del gruppo, tutti maliani, stavano vivendo e dove il fare musica diventa un mezzo per resistere, per ritrovare e riaffermare la propria identità pur nell’esilio.

 

Tutt’intorno alla città di Kidal, il deserto del Mali si estende in ogni direzione: secchi, aridi e interminabili orizzonti di sabbia e rocce. Questa è la parte sud occidentale del Sahara, la casa dei Tuareg, e Kidal ne è uno dei centri culturali principali. Campo di battaglia, conquistata e riconquistata, è il simbolo dell’audacia e della speranza Tuareg, la casa spirituale di gente senza radici. È qui che i Tamikrest (parola che in lingua tamasheq significa “congiunzione, connessione, nodo, coalizione”) si uniscono per la prima volta come gruppo. La loro musica fonde le tradizioni musicali del loro popolo con il rock e il blues, accompagnando le linee melodiche con i caratteristici youyou vocali delle coriste e con testi cantati in lingua tamasheq.